Contenzioso tributario

Studio Legale Repetto
STUDIO LEGALE REPETTO

Contenzioso Tributario - Studio Repetto

Lo Studio Repetto offre consulenza e assistenza legale nel contenzioso tributario, la cui disciplina è in gran parte contenuta nel Decreto Legislativo n. 546/1992, vero vademecum  della materia; in particolare, l’articolo 19 di tale Decreto Legislativo prevede gli atti contro i quali è possibile proporre ricorso. Lo Studio Legale Repetto si occupa di proporre ricorso contro:

Quando un contribuente riceve uno di questi atti, rivolgendosi a un avvocato tributarista può presentare ricorso presso la Corte di Giustizia Tributaria (ex commissione tributaria provinciale) di competenza, per richiederne l’annullamento, totale o parziale.

A cosa serve la consulenza?

La consulenza di un avvocato esperto in diritto tributario permette di verificare se esistono motivi per proporre ricorso, e soprattutto il margine e le possibilità di successo in caso di impugnazione. Rappresenta quindi l’unica risorsa in cui investire:

per capire innanzitutto se devi effettivamente pagare;

nel caso in cui questo fosse necessario, come eventualmente pagare (rateazione, rottamazione ecc.) e quanto (ad esempio ottenendo la decurtazione totale o parziale di sanzioni e interessi).

In ipotesi di contenzioso, ricorda anche che, in caso di vittoria, Agenzia Entrate Riscossione potrebbe essere condannata a rimborsarti, in tutto o in parte, le spese legali.

Vediamo qualche esempio.

Impugnazione cartelle

Cos’è una cartella esattoriale?

La cartella esattoriale, o cartella di pagamento, è senz’altro tra gli atti più comuni che possono essere notificati al contribuente, ed è l'atto con il quale l'Agenzia delle Entrate-Riscossione richiede il pagamento delle somme risultate a debito del contribuente a seguito dell'attività di controllo dell'ente creditore (Agenzia delle Entrate, Inps, Comuni, ecc.).

Come capire se la cartella esattoriale che hai ricevuto dall’Agenzia delle Entrate e Riscossione può essere impugnata?

Per capire se sussistono motivi di ricorso per far valere la nullità o annullabilità della cartella, devi rivolgerti a un avvocato tributarista, che ha le competenze necessarie per poter identificare eventuali vizi di forma o motivi per cui le somme possono non risultare dovute (ad esempio, per intervenuta prescrizione).

Come e quando impugnare una cartella?

L’art. 21 del D.Lgs 546/92 prevede che il ricorso tributario deve essere notificato, normalmente, entro sessanta giorni dalla data di notificazione dell’atto impugnato. Lo sforare del termine renderebbe inammissibile il ricorso stesso. Il ricorso tributario deve essere sempre introdotto dinanzi alla Corte di Giustizia (ex Commissione Tributaria). Ma attenzione: in alcuni casi, il ricorso va proposto entro termini molto più brevi (a volte soli 20 giorni dalla notifica); pertanto, i tempi entro cui attivarsi sono piuttosto stretti; ti consigliamo di contattare subito il nostro studio per presentare la propria situazione e fissare una consulenza.

Ricorso contro avviso di addebito

Che cos’è un avviso di addebito?

L’INPS, in caso di mancato versamento dei contributi previdenziali, può emettere un avviso di addebito, che è un atto che tiene luogo della cartella, e che ha efficacia immediatamente esecutiva.

Cosa fare se si riceve la notifica di un avviso di addebito?

Il contribuente deve rivolgersi a un avvocato tributarista, che valuterà insieme al cliente se fare ricorso; potrà anche essere inoltrata all’INPS istanza di sospensione o di annullamento dell’atto (ad esempio, contestando il calcolo degli importi, o vizi formali dell’atto). Non di rado accade che gli importi richiesti non siano affatto dovuti, per carenza dei presupposti contributivi. In questo caso, il ricorso andrà proposto, nel termine di 40 giorni, al Tribunale del Lavoro. Ma attenzione: anche in caso di avviso di addebito, a seconda dei motivi di ricorso, i termini possono essere molto più brevi. Anche in caso di avviso di addebito, la consulenza di un avvocato tributarista è la soluzione migliore per capire con certezza se spetta o meno, e se sì, in che misura, il pagamento delle somme richieste dall’Ente.

Impugnare una intimazione di pagamento

Che cos’è un’intimazione di pagamento?

L’intimazione di pagamento è l’ultimo avviso prima del pignoramento, ed è un atto con cui l'Agenzia delle Entrate Riscossione ingiunge al contribuente di pagare le somme derivanti da atti precedenti (spesso cartelle, o avvisi di addebito) entro cinque giorni dalla notifica.

Cosa fare se ricevi un’intimazione di pagamento?

Richiedi subito l’assistenza di un avvocato tributarista che si occuperà di verificare se l’intimazione è fondata; ad esempio, se le somme sono effettivamente dovute, se sono stati correttamente calcolati gli interessi, se sono congrue le sanzioni applicate; oppure ancora, se le cartelle di pagamento precedenti sono state notificate correttamente, se esistono le condizioni per far valere un'eventuale prescrizione dei tributi.

Come e quando impugnare

Se ve ne saranno le condizioni, il tuo avvocato tributarista presenterà nei termini di legge ricorso presso la Corte di Giustizia Tributaria competente. Ma attenzione: in alcuni casi, il ricorso va proposto entro termini molto più brevi (a volte soli 20 giorni dalla notifica); pertanto, i tempi entro cui attivarsi sono piuttosto stretti; ti consigliamo di contattare subito il nostro studio per presentare la propria situazione e fissare una consulenza.

Preavviso di iscrizione ipotecaria, fermo amministrativo, pignoramento

L’Agenzia delle Entrate Riscossione, prima di procedere aggredendo il patrimonio del contribuente, deve notificargli un preavviso. Il Preavviso di Fermo Amministrativo e di Iscrizione Ipotecaria, sono comunicazioni preventive della procedura cautelare con la quale il contribuente è avvisato che, in mancanza del pagamento entro trenta giorni, si provvederà alla trascrizione del fermo sull’auto, o dell’ipoteca sulla casa, presso il pubblico registro senza ulteriore comunicazione al contribuente.

Cosa fare se ricevi un preavviso di fermo o di ipoteca?

Questi atti sono l’ultimo tassello di un iter che normalmente ha inizio con l’iscrizione a ruolo. Se nel corso di quell’iter non vengono rispettati tutta una serie di elementi (primi fra tutti, termini di decadenza, garanzie per il contribuente, formalità degli atti e delle notifiche), è possibile presentare ricorso. Anche in questo caso, è indispensabile l’assistenza di un valido avvocato tributarista, che possa verificare la validità dell’atto, e rispondere alle tue domande come ad esempio "posso guidare col fermo amministrativo?".

Quanto ti può pignorare l’Agenzia delle Entrate-Riscossione?

La procedura esecutiva, ultimo atto dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, prende avvio con il pignoramento, che può avere a oggetto somme di denaro, beni mobili e beni immobili. La procedura più comune è il pignoramento presso terzi, che riguarda i crediti che il debitore ha verso terzi (per esempio il conto corrente con la banca, o lo stipendio col datore di lavoro). Attenzione: se il pignoramento riguarda stipendio, salario o qualsiasi altra indennità derivante da rapporto di lavoro o di impiego, esistono per l’Agente della riscossione alcuni limiti; fino a 2.500 euro la quota pignorabile è un decimo; tra 2.500 e 5.000 euro la quota pignorabile è un settimo; sopra i 5.000 euro la quota pignorabile è un quinto. Attenzione: la Legge di conversione del “Decreto Sostegni-ter” (Legge n. 25/2022) ha stabilito l’estinzione delle procedure esecutive eventualmente già avviate per mancato/parziale pagamento delle rate scadute della “Rottamazione-ter” e del “Saldo e stralcio” entro le scadenze previste prima dell’entrata in vigore del decreto.